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Storie, Canegrate, Parabiago

L'omaggio a Rina Ferré

Le sezioni Anpi di Parabiago e Canegrate hanno voluto salutare con parole toccanti la scomparsa di Rina Ferré, partigiana che combatté contro la barbarie del nazifascismo.

La commozione è stata tanta. Direttamente proporzionale alla storia meravigliosa profumata di libertà e di voglia di garantirla a chi sarebbe venuto dopo di lei del personaggio a cui era destinata. Le sezioni Anpi di Parabiago e Canegrate hanno voluto salutare con parole toccanti la scomparsa di Rina Ferré, partigiana che combatté fieramente contro la barbarie del nazifascismo e mise la sua piccola, grande goccia a servizio del mare di una rinascita libera, morale, culturale, sociale del paese. Per ricordarla a dovere l'Anpi di Parabiago e Canegrate ha scelto di ripercorrerne il ricordo con le parole da lei dedicate agli studenti della scuola Media 'Rancilio' di Villastanza e confluite nel libro 'Passami il testimone, dalla memoria all'impegno'. Omaggio di una donna che volle essere libera fino in fondo e lo volle essere non solo per sé ma anche, soprattutto per le generazioni a lei successive. E che ha fatto comprendere come la libertà non sia soltanto un traguardo conquistato, ma qualcosa da alimentare e promuovere in continuazione e in ogni contesto. "Tieni duro Rina- si legge in un frammento di questo libro che l'Anpi dei due comuni ha scelto di riproporre il giorno della celebrazione del suo funerale - cara Rina del futuro, sono io, Rina del passato,ti ricordi di me? Ti scrivo dopo avere subito le peggiori torture da parte dei fascisti . Sono sicura, te lo ricordi ancora". Il dialogo di Rina con se stessa diventa parola dopo parola una straordinaria capacità di passare ai giovani il testimone della custodia e della difesa della libertà. "Nessuno - prosegue - potrebbe mai dimenticare ciò che abbiamo passato quel giorno, anche dopo qualche settimane le ferite non si erano ancora rimarginate. Ma sono stata zitta. Non una parola su papà e nemmeno sul suo amico paracadutista. Sapevo che l'avevano trovato al bosco di "Calitta", ma era un amico di papà, pensavo che avesse passato tutto quello che aveva fatto papà, mi immaginavo sul suo viso l'espressione stanca e preoccupata di certe sere quando rientrava papà che si apriva in un sorriso intenso davanti a noi". Un padre che voleva trarre forza dai figli ma dal quale, al contempo, i figli ne traevano. E che si è fatto per Rina forza per "affrontare un interrogatorio durissimo in cui non mi hanno risparmiato botte, volgarità, derisioni, hanno cominciato con le buone ma poi non la finivano più". E poi il lavoro indefesso di staffetta partigiana continuamente da una parte all'altra per trasportare volantini, notizie. E quel "pacchettino sui binari da mettere tra Canegrate e San Giorgio" contenente qualcosa che poi sarebbe esplosa di lì a poco. "Quante volte - si chiedeva Rina di fronte agli studenti - hai sentito nella mente quel botto?". Poi altri ricordi nitidi profusero dalle sue parole: il ricordo della gente intenta a procacciarsi viveri, militari tedeschi sul treno. Quella Rina fiera e con un coraggio cucito sull pelle che nessuno avrebbe potuto fermare lasciò, per la legge non scritta ma implacabile del tempo, spazio a una Rina "forse un pochino acciaccata" ma pur sempre "lucida e combattiva". A una Rina che volle regalarsi il tempo per godere un po' di quella libertà che lei aveva contribuito a rigarantire al paese. E che fino all'ultimo ha avuto la consapevolezza di una missione scritta nel cuore: ""tutto questo dolore è parte di noi, ma non viviamolo invano , tu dovrai passarlo a chi ti vorrà ascoltare perché tu dovrai parlare, io parlerò in te, abbiamo il dovere di far sapere, di diffondere l'idea che è giusto ribellarsi contro le ingiustizie , contro chi opprime la libertà, contro il fascismo che non ha avuto nemmeno la pietà di non torturare i bambini, tieni duro Rina". Un "tieni duro" che lei ha regalato, fino all'ultimo respiro, a chi ha il dovere e deve sentire la responsabilità di raccoglierne il testimone. In una storia nella quale la libertà cammini su gambe sempre più solide.

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