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Busto Garolfo

La dislessia... serve parlarne

L’associazione ComuneMente Onlus di Busto Garolfo, venerdì 30 novembre, ha concluso un ciclo di 3 serate, per riflettere sui disturbi specifici di apprendimento.

Il 26 ottobre, insieme alla dottoressa Sara Velenich, logopedista, si era parlato di disturbi specifici di apprendimento, in particolare sulle tipologie e segnali di riconoscimento; venerdì 9 novembre, invece, sempre la dottoressa Velenich, ha indetto una consensus conference, che comprendeva la legge sulla dislessia, le misure dispensative e gli strumenti compensativi. L’ultimo incontro, venerdì 30 novembre, ha visto la dottoressa Deborah Cacace, psicologa dello sviluppo e comunicazione, occuparsi della valutazione e trattamento sui vissuti emotivi di un bambino dislessico e sull’approccio genitoriale. Un tema delicato, che coinvolge più persone, non solo l’individuo che soffre di un disturbo curabile, ma non trascurabile, quindi anche i genitori che davanti a un disagio simile ricorrono all’aiuto di un professionista, che si prende carico della situazione e insieme alla famiglia intraprende un percorso terapeutico. Una prassi comune che prevede un trattamento adeguato che, ovviamente, varia a seconda del tipo di disturbo. Quello del calcolo, ad esempio, è definito come il più complesso, secondo la psicologa Cacace che gestisce via via le diapositive. “Vi sono analisi abilitative, quelle che riguardano la cognizione delle tabelline, il calcolo scritto e/o mentale, gli errori detti “visuospaziali”, oppure quelli del riporto del calcolo... il più grave è certamente quello misto. Il problema più diffuso riguarda, invece, la numerosità. Se provassimo a domandare al bambino affetto da discalculia di scrivere novecentotre, lui, sistematicamente, scriverà 9003”. Con esempi pratici, la dottoressa Cacace ha ripreso alcuni dei comportamenti più gettonati dei bambini e ragazzi che hanno disturbi simili. Andando, invece, sulla materia più problematica per eccellenza, l’italiano, esistono 3 “software” diversi individuati per il sostegno del bambino: “Occhio alla lettera”, “Fondiamo le letterine” e “Wnabc”. Si tratta di 3 programmi distinti che si prestano a seconda del disagio. A scuola il bambino ha bisogno di essere aiutato e non emarginato nè dagli insegnanti nè tantomeno dai compagni; per le verifiche è preferibile sostituirle con l’interrogazione orale e per il carico di compiti a casa sarebbe meglio che si svolgessero con un adulto esterno alla famiglia, cioè che non sia un genitore. Le lettere verranno trattate come disegni e, quindi, il livello sarà comparato a quello dell’asilo, si giocherà con le parole, imparando ad automatizzare il processo di lettura, si affronterà lo scoglio delle doppie e così per distinguere le lettere. La dottoressa Cacace, poi, ha affrontato un’argomento delicato e rivolto ai genitori, figure indispensabili per un buon aiuto al bambino e, al tempo stesso, smarrite per la condizione del proprio figlio. “Le domande più frequenti vertono sul perchè il pediatra non avesse messo in dubbio la possibilità di incorrere in un disagio simile, sul motivo che ha causato tale disturbo, sul perchè non l’avessero potuto sapere prima e, infine, la perplessità più futile colpevolizza l’utilità della tv”. Il tutto sotto il cappello introduttivo denominato con “La rabbia dei genitori”. “Vi è fortunatamente la parte elaborativa, quella della condivisione del problema, dove il genitore si accorge di non essere l’unico e comincia a collaborare assiduamente con l’equipe a disposizione. Un cammino volto al miglioramento della condizione del bambino, a cui si affida il compito più importante, ossia superare l'ostacolo".

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