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A quasi trent'anni dal furto di due opere di Van Gogh e una di Cézanne alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, Pompeo Micheli, protagonista dell'inchiesta del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, ricostruisce dall'interno le indagini e il recupero delle opere.
Quella che fu definita la “rapina del secolo”. Era il 1998 quando dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma furono rubati due capolavori di Vincent Van Gogh (L'Arlesiana e Il Giardiniere) e uno Paul Cézanne (Cabanon de Jourdan). Quasi trent’anni sono passati, ma oggi più che mai è come se il tempo si fosse fermato a quei precisi istanti e alle settimane successive. Un ritorno al passato, verrebbe quasi da dire, anzi togliere pure il condizionale, perché indietro a quegli anni si è tornati eccome con il volume “La banda dei piedi scalzi. La rapina del secolo alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma”, firmato da Pompeo Micheli. Chi è Micheli? Luogotenente Carica Speciale del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, è stato uno dei militari dell’Arma che è stato protagonista dell’attività di indagine che, dopo soli quarantotto giorni tra intercettazioni, pedinamenti, servizi sotto copertura e collaborazione tra magistratura, investigatori e personale museale, portò a recuperare le opere e a rintracciare i responsabili individuati. “Così, dopo oltre trent'anni di servizio nel Comando TPC, ho deciso di raccontare quell’avvenimento dall’interno, ricostruendo non soltanto le fasi investigative e il ritrovamento dei tre capolavori, ma anche il contesto umano, storico e culturale di una vicenda che appartiene ormai alla storia della tutela del patrimonio culturale italiano – racconta lo stesso Luogotenente Pompeo Micheli”. Nasce, dunque, proprio il libro “La banda dei piedi scalzi”, un volume che vuole offrire una testimonianza sul valore della memoria, della legalità e sull'importanza della cooperazione e dell'impegno delle istituzioni nella protezione di un patrimonio artistico che non appartiene soltanto all'Italia, ma alla cultura universale. “Da questa esperienza tra forma la collana editoriale Memoria • Arte • Legalità, attraverso la quale intendo conservare e trasmettere la memoria di importanti indagini realmente vissute nel corso della mia esperienza professionale nella tutela del patrimonio culturale – conclude Micheli – Perché le opere d'arte non sono semplicemente beni economici o oggetti da museo, bensì testimonianze appunto della memoria collettiva. E la loro sottrazione produce una perdita che riguarda l'intera comunità, mentre il recupero rappresenta la ricostruzione di un patrimonio identitario”.