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Cuggiono, Energia & Ambiente, Trecate, Romentino, Galliate

Geotermia, partita la missione in Germania

Amministratori, funzionari e docenti universitari in Baviera per visitare tre impianti. Tra i promotori Oreste Magni dell’Ecoistituto Valle del Ticino: l’obiettivo è valutare nuove opportunità energetiche per il territorio.

È partita all’alba di oggi, lunedì 12 ottobre, una “missione” di 33 persone diretta in Germania per conoscere da vicino gli impianti geotermici e capire se quelle esperienze possano aprire nuove prospettive anche lungo il Ticino. Un viaggio di studio che riunisce amministratori locali piemontesi e lombardi, funzionari regionali, docenti del Politecnico e dell’Università di Firenze, rappresentanti delle associazioni e della filiera tecnologica.

Tra le realtà coinvolte ci sono Cuggiono, Romentino, Galliate e Trecate. A promuovere da anni questa possibilità è Oreste Magni dell’Ecoistituto Valle del Ticino, impegnato a costruire un confronto sul possibile utilizzo geotermico dei pozzi del territorio, legati alla storia del giacimento petrolifero Villafortuna-Trecate.

Il programma si sviluppa tra oggi e domani: arrivo previsto verso mezzogiorno, visita a due impianti nel pomeriggio e, nella seconda giornata, incontro con un’amministrazione locale e sopralluogo a un terzo impianto di nuova generazione. L’obiettivo è raccogliere elementi concreti: funzionamento, investimenti necessari, tempi di realizzazione, ingombri e rapporti con le comunità.

La Baviera offre esperienze significative di impiego del calore del sottosuolo per produrre energia e alimentare reti di teleriscaldamento. In queste realizzazioni trova spazio anche la tecnologia italiana: Turboden, azienda bresciana, ha fornito impianti e sistemi per diverse centrali nell’area di Monaco, tra cui Sauerlach, Dürrnhaar e Kirchstockach. Una presenza che testimonia le competenze già disponibili nel nostro Paese.

L’idea del viaggio è maturata dopo il convegno sulla geotermia profonda organizzato a Galliate nel maggio scorso, durante il quale erano state illustrate anche le esperienze tedesche. Ora il confronto prosegue sul campo, per verificare quali soluzioni possano essere studiate anche sul territorio italiano.

Per Magni, il punto di partenza è il patrimonio di perforazioni esistenti: infrastrutture e conoscenze del sottosuolo che potrebbero diventare una risorsa per nuove sperimentazioni. La possibilità di recuperare i pozzi a fini geotermici dovrà essere valutata attraverso verifiche tecniche ed economiche, considerando le caratteristiche dei singoli siti.

Secondo i promotori, l’Italia dispone di potenzialità e aziende specializzate, ma incontra ostacoli nelle procedure e nel quadro normativo. A questo si aggiunge una conoscenza ancora limitata della geotermia, spesso poco presente persino nel dibattito sulle energie rinnovabili.

Un passaggio rilevante riguarda inoltre la scadenza di alcune concessioni minerarie nel 2027, già richiamata da Magni come occasione per avviare un confronto sul futuro dei pozzi e sul coinvolgimento delle comunità locali.

Da qui la proposta di costruire un patto tra amministrazioni, enti, associazioni e operatori, capace di sostenere un percorso condiviso. Una collaborazione che, nelle intenzioni dell’Ecoistituto, deve attraversare gli schieramenti politici e mettere al centro le opportunità per il territorio.

La missione tedesca rappresenta così un nuovo passo: tornare con informazioni, contatti e strumenti utili per capire se il calore sotto i nostri piedi possa diventare una risorsa per le comunità del Ticino.

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