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Salute

«Più risorse per ridurre i divari»

La richiesta riguarda il triennio 2027-2029. Nursing Up sollecita investimenti sul personale e sui servizi: «Le differenze territoriali non possono diventare differenti opportunità di cura».

Più risorse per la sanità, ma anche obiettivi condivisi per garantire un accesso alle cure più uniforme. È il richiamo del sindacato Nursing Up davanti alla richiesta delle Regioni al Governo, indicata in oltre 18 miliardi di euro aggiuntivi nel triennio 2027-2029, in vista della prossima Legge di Bilancio.

Tra le priorità segnalate figurano il personale sanitario, le retribuzioni di medici e infermieri, la medicina d’urgenza, i farmaci e le terapie innovative. La quantificazione definitiva, precisa la Conferenza delle Regioni, dovrà essere completata prima del confronto con l’esecutivo. Per il sindacato, questi investimenti devono tradursi in servizi più forti e minori distanze nell’accesso alle prestazioni.

Al centro dell’intervento del presidente nazionale Antonio De Palma ci sono i divari nei Livelli essenziali di assistenza, le prestazioni fondamentali che dovrebbero essere garantite a tutti i cittadini. Secondo i dati del monitoraggio ministeriale 2024 richiamati nel comunicato, 18 Regioni e Province autonome su 21 raggiungono la sufficienza nelle tre aree della prevenzione, dell’assistenza territoriale e di quella ospedaliera. I risultati, tuttavia, restano differenti: nell’analisi della Fondazione GIMBE, tra le prime dieci realtà per punteggio complessivo sette sono del Nord, due del Centro e soltanto una del Sud, la Puglia.

«Le specificità locali vanno rispettate, ma non possono trasformarsi in differenti opportunità di cura», afferma De Palma.

Un altro indicatore è la mobilità sanitaria, ossia le cure ricevute fuori dalla propria regione. Secondo il report GIMBE citato da Nursing Up, nel 2023 questi flussi hanno raggiunto 5,15 miliardi di euro. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto concentrano il 95,1% del saldo attivo. Un fenomeno che comprende anche alta specializzazione, libera scelta e vicinanza geografica, ma che, sottolinea il sindacato, riflette pure la diversa capacità dei territori di rispondere ai bisogni dei pazienti.

Le difficoltà riguardano anche le aree interne, dove, secondo il Rapporto annuale Istat 2026 richiamato nella nota, vivono 13,3 milioni di persone. A questo quadro si aggiunge la rinuncia alle prestazioni: nel 2024 circa 5,8 milioni di cittadini, il 9,9% della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una visita specialistica o a un accertamento diagnostico pur avendone bisogno.

Per Nursing Up, la risposta passa da un coordinamento stabile tra Governo e territori, con interventi sul personale, sulle liste d’attesa e sull’assistenza territoriale. «Più risorse sì, ma con obiettivi nazionali chiari per ridurre i divari e garantire ai cittadini la stessa qualità delle risposte», conclude De Palma.

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