Sport, Sociale
Domenica 20 settembre la pedalata solidale promossa da Manuel Volpi con Insubria Sport: quasi 4.000 metri di dislivello per sostenere il messaggio de “La Panchina dell’amicizia di Giò” e sensibilizzare su disagio adolescenziale, bullismo e depressione.
Duecentocinquanta chilometri in bicicletta, quasi 4.000 metri di dislivello e soprattutto un messaggio da portare lungo le strade, dalle Alpi fino alla pianura: nessun ragazzo deve sentirsi solo.
È il senso della grande pedalata solidale ideata da Manuel Volpi, “#sport_noprofi”, con il supporto dell’associazione Insubria Sport, in programma nel fine settimana del 19 e 20 settembre per dare visibilità e sostegno all’attività de “La Panchina dell’amicizia di Giò”.
L’associazione è nata dall’impegno di Lara e Francesco dopo la perdita del figlio Giorgio, scomparso a soli 14 anni. Da quel dolore è maturata la volontà di creare qualcosa capace di parlare ai giovani e alle comunità: panchine simboliche installate nei Comuni, pensate come luoghi di incontro, ascolto e condivisione, attorno alle quali promuovere iniziative dedicate al disagio adolescenziale, al bullismo, alla depressione e più in generale alle fragilità che spesso rimangono nascoste.
La sfida partirà all’alba di domenica 20 settembre, alle 5, da Degioz, in Valsavarenche, a circa 1.500 metri di quota: proprio qui è stata posata la prima panchina dell’associazione. Da lì inizierà un lungo viaggio attraverso salite e luoghi simbolici come il Tracciolino, il Santuario di Oropa, Bielmonte e Boca, fino all’arrivo previsto tra le 18 e le 19 a Gallarate, dove si trova l’ultima panchina installata.
Ad attendere i ciclisti ci saranno sostenitori e cittadini, con un momento di accoglienza e ristoro. Già nella giornata di sabato la carovana raggiungerà Degioz grazie al supporto di Insubria Sport, per condividere una serata insieme ai genitori di Giorgio e ai partecipanti.
Una fatica sportiva importante, quindi, ma senza classifiche o obiettivi economici. Gli organizzatori sottolineano infatti come non si tratti di una raccolta fondi, ma di una “testimonianza attiva”, per riportare l’attenzione sul benessere psicologico dei ragazzi e sul ruolo che sport, famiglie e comunità possono avere nel costruire occasioni di ascolto e prevenzione.
Perché, chilometro dopo chilometro, il messaggio che accompagna questa pedalata è forse il più semplice e il più importante: accorgersi delle fragilità, parlarne e creare spazi in cui nessun giovane abbia paura di chiedere aiuto.