Buscate
Crans-Montana, dopo 224 giorni di ospedale, la sua testimonianza e il legame con Buscate.
La casa era vuota senza di te, bentornata’. È uno dei tanti cartelloni che hanno accolto Francesca N., milanese ma profondamente legata alla comunità di Buscate, il 13 agosto scorso, giorno delle sue dimissioni dall’ospedale Niguarda e della sua “seconda nascita”. Francesca è stata l’ultima tra i ragazzi italiani feriti nel rogo di Capodanno a Crans-Montana a lasciare l’ospedale. Aveva ustioni su oltre il 70 per cento del corpo e in 224 giorni di ricovero, tra speranze e paure, ha affrontato 50 interventi, tra operazioni e medicazioni. Il ritorno a casa è durato “una ventina di minuti”. L’ultima volta che era salita su una macchina era stata in quella notte drammatica, quando “un’anima buona” l’aveva tirata fuori dalle scale del Constellation, dove era svenuta nel tentativo di fuggire, e portata direttamente dai genitori all’ospedale di Sion. Quella stessa notte aveva perso anche due tra i più cari amici, Achille Barosi e Chiara Costanzo.
A cosa pensavi, tornando – finalmente – a casa?
“Rivedevo le strade che non vedevo da mesi… il pensiero era entrare in casa mia, ritrovarla come l’avevo lasciata, guardare fuori dalle finestre…”.
A casa l’aspettava la cena con i genitori, “tutti insieme al nostro tavolo”. Sushi, ordinato per l’occasione e da riassaporare dopo tanto tempo, anche se, racconta Francesca, “mi sarebbe andata bene qualsiasi cosa”. Perché quel giorno, più del menù, contava il primo passo verso la sua quotidianità. “Erano i giorni in cui si esprimono i desideri, e un sogno bellissimo si è realizzato”, aveva commentato così le sue dimissioni l’assessore regionale al welfare, Guido Bertolaso. Un sogno che ha tenuto tutti con il fiato sospeso. Nei mesi trascorsi in ospedale, tante persone da tutta Italia hanno pensato a Francesca e agli altri ragazzi coinvolti, facendo il tifo per loro, pregando e aspettando aggiornamenti.
Quanto hai sentito questo affetto e quanto ti ha aiutato, anche nei momenti più difficili?
“L’affetto intorno a me e a tutti gli altri ragazzi ricoverati è stato incredibile e mi faceva forza durante le giornate interminabili in ospedale”. Il 14 giugno, ancora ricoverata, Francesca ha compiuto 17 anni. Anche quel giorno è diventato un ricordo da custodire. “Capivo che i miei genitori stavano organizzando qualcosa per me ma non avrei mai immaginato una festa così: ho rivisto, dalla finestra del reparto, tantissimi amici ed è stato bello perché quel giorno stavo proprio bene anche fisicamente. Emozione grandissima!”.
Tra le persone che ti sono state vicine in questi mesi c’è stata anche la comunità di Buscate. Che cosa significa per te?
“Buscate significa per me amicizia principalmente, ma anche libertà, estate, fine della scuola, le giornate che si allungano ma che riesci sempre a riempire…”. E quelle giornate di vacanza Francesca le ha sempre riempite anche mettendosi a servizio degli altri, come animatrice in oratorio. Un’esperienza che non vede l’ora di riprendere. “Essere animatori vuol dire innanzitutto impegnarsi sempre molto, verso i più piccoli. Vuol dire anche divertimento, zero noia!, sentirsi utili e importanti e conoscere tante nuove persone. L’oratorio di Buscate è piccolo ma le persone che lo compongono ci mettono il cuore ed è bello farne parte. Indimenticabili le riunioni a fine giornata per decidere cosa fare il giorno dopo”.
Sono tante le gite, i campi e le esperienze vissute insieme. A don Luca Rago, a suor Gabriella Rimoldi e a tutti gli amici di Buscate che non hanno mai fatto mancare la loro vicinanza, Francy si è rivolta anche al termine del toccante messaggio condiviso il 22 maggio in piazza Duomo, durante l’incontro dell’Arcivescovo Mario Delpini con gli animatori della Diocesi.
“Impegnatevi sempre molto e fate tutto con allegria, con felicità”: un messaggio pensato per i suoi coetanei dopo aver ricevuto, come regalo, la maglietta degli “animatori” di quest’estate “Bella Fra!”.
In questi mesi di cure sono stati ‘famiglia’ anche i medici e gli infermieri del Niguarda, una straordinaria squadra di professionisti che ha lavorato con competenza e umanità. Che pensiero hai per loro? “Sono stati famiglia, un po’ come dei fratelli maggiori. Mi hanno aiutato moltissimo ma abbiamo anche tanto scherzato insieme in tutti questi mesi. Un po’ mi mancano anche se a casa mia sto davvero bene!”. Il percorso verso la guarigione è ancora lungo. Francesca dovrà continuare con medicazioni, terapie e fisioterapia e affrontare nei prossimi mesi un lavoro impegnativo per restituirle gradualmente abilità, abitudini, relazioni. Ma quando le chiediamo come si vede oggi, la risposta è semplice, concreta, piena di vita.
E allora, cosa sogni Francesca per il tuo futuro?
“Vorrei tornare a fare quello che facevo prima, divertirmi con gli amici, fare serata e, perché no, andare anche a scuola. Mi è mancata la mia quotidianità…”. Francesca frequenta il Liceo delle Scienze umane Virgilio di Milano, insieme agli amici Sofia, Leonardo e Kean. Tornare tra i banchi è uno dei tanti passi che immagina davanti a sé. “Adesso sto bene – aggiunge con il sorriso e tanta, tantissima, ammirevole forza – devo impegnarmi tantissimo per recuperare l’autonomia che ho perso quella notte ma voglio continuare a guardare avanti come ho sempre fatto… portando con me quello che ho imparato in questi mesi”.