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Magenta, Energia & Ambiente

Naviglio avvelenato, la svolta: individuato il tombino, si cerca l'autobotte che avrebbe scaricato gli idrocarburi

Le indagini si concentrano sull'area di Pontevecchio di Magenta, dove sarebbe stato localizzato il punto di ingresso della sostanza nella rete. Prende corpo l'ipotesi di uno scarico deliberato. Intanto prosegue la bonifica lungo i 28 chilometri interessati dalla contaminazione.

Non più soltanto capire cosa sia finito nel Naviglio Grande. Adesso bisogna soprattutto scoprire chi ce l'ha messo.

A tre giorni dalla comparsa della grande chiazza oleosa nelle acque del Naviglio, le indagini sull'emergenza ambientale partita da Pontevecchio di Magenta sembrano infatti arrivare a una prima svolta significativa.

Secondo quanto emerge dalle ricostruzioni pubblicate lunedì 7 settembre, sarebbe stato individuato il tombino attraverso il quale la sostanza contenente idrocarburi è entrata nella rete per poi raggiungere il Naviglio Grande. Gli investigatori starebbero ora lavorando sull'ipotesi che lo sversamento possa essere stato effettuato attraverso un'autobotte.

Un elemento che, se confermato dagli accertamenti, cambierebbe radicalmente la lettura dell'accaduto.

Nelle prime ore dell'emergenza era stata infatti presa in considerazione anche la possibilità di una perdita accidentale legata alle infrastrutture presenti nell'area. Le verifiche effettuate hanno però progressivamente indirizzato le indagini verso un'altra pista: qualcuno potrebbe essersi deliberatamente liberato di una grande quantità di materiale contenente idrocarburi scaricandolo nella rete.

Ora la ricerca si concentra quindi sul possibile mezzo utilizzato e sui responsabili. Un lavoro investigativo nel quale potrebbero diventare decisive anche le immagini delle telecamere presenti nell'area e lungo le principali vie di accesso a Pontevecchio.

Nel frattempo continua il lavoro sul fronte ambientale.

La sostanza ha percorso complessivamente circa 28 chilometri, arrivando fino a Milano. Nelle ultime ore sono stati sostituiti diversi pannelli assorbenti utilizzati per intercettare gli idrocarburi, mentre uno dei punti più delicati resta quello della Roggia Soncina. La situazione generale viene indicata in miglioramento, ma la valutazione completa dei danni all'ecosistema richiederà tempo.

E proprio sul territorio restano ancora ben visibili le conseguenze. A Pontevecchio l'odore di gasolio continua a essere percepito e tra residenti e frequentatori del Naviglio rimane forte la preoccupazione per quello che viene considerato uno dei luoghi naturalistici più preziosi del Magentino.

Dopo l'emergenza arriva dunque il momento delle responsabilità. Perché se l'ipotesi investigativa dello scarico volontario dovesse trovare conferma, quella lunga scia nera che ha attraversato il Naviglio da Magenta fino a Milano non sarebbe stata una fatalità o un incidente.

Sarebbe il risultato di una scelta precisa.

E adesso c'è un'intera comunità che aspetta di sapere chi l'ha compiuta.

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