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Salute, Milano

Melanoma, Milano guida la ricerca mondiale: l’Istituto dei Tumori primo centro nel trial sul vaccino a mRNA

Un risultato che porta Milano al centro della ricerca oncologica internazionale: l’INT è la struttura che ha arruolato il maggior numero di pazienti al mondo nello studio di fase III sul vaccino personalizzato a mRNA contro il melanoma.

È Milano a guidare una delle sperimentazioni più importanti al mondo nella lotta contro il melanoma. L’Istituto Nazionale dei Tumori del capoluogo lombardo è infatti il centro che ha randomizzato il maggior numero di pazienti nell’ambito dello studio internazionale di fase III INTerpath-001, dedicato al vaccino personalizzato a mRNA contro questa forma di tumore.

Un primato di particolare rilievo per la ricerca italiana e lombarda: 82 pazienti randomizzati su 128 sottoposti a screening, oltre trenta in più rispetto al secondo centro al mondo, situato in Australia. Complessivamente la sperimentazione internazionale, nata dalla collaborazione tra Moderna e Merck, ha coinvolto 1.137 pazienti.

Milano protagonista della ricerca internazionale
Il dato conferma ancora una volta il ruolo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano come punto di riferimento internazionale per la ricerca e la cura del melanoma. Non soltanto per il numero di pazienti coinvolti, ma anche per l’esperienza maturata da un’équipe multidisciplinare composta da chirurghi, oncologi medici, anatomopatologi, infermieri di ricerca e data manager.

«La nostra forza è essere stati il centro al mondo con la maggiore esperienza in termini di pazienti all’interno di questo studio», sottolinea Michele Del Vecchio, direttore dell’Unità Oncologia Medica Melanomi dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Un risultato che, dal cuore della Lombardia, proietta dunque Milano ancora una volta ai vertici della ricerca oncologica mondiale.

Un vaccino costruito sul tumore di ogni paziente
La sperimentazione riguarda pazienti con melanoma completamente rimosso chirurgicamente, ma che presentano un elevato rischio che la malattia possa ripresentarsi.

La particolarità del trattamento sta nella sua personalizzazione. Il vaccino viene infatti realizzato partendo dal materiale tumorale del singolo paziente. Attraverso un algoritmo vengono individuati fino a 34 neoantigeni, proteine caratteristiche delle cellule tumorali di quella specifica persona. L’mRNA che contiene le informazioni relative a questi antigeni viene quindi inserito in nanoparticelle lipidiche e somministrato al paziente, con l’obiettivo di “insegnare” al sistema immunitario a riconoscere e colpire eventuali cellule tumorali residue.

Il vaccino personalizzato intismeran viene associato al pembrolizumab, immunoterapia già utilizzata nei pazienti con melanoma ad alto rischio. Secondo i risultati annunciati, l’aggiunta del vaccino ha determinato un miglioramento statisticamente significativo sia del tempo libero da recidiva, sia del tempo libero dallo sviluppo di metastasi a distanza.

Un elemento importante riguarda anche la sicurezza: nello studio l’aggiunta del vaccino non ha prodotto un aumento apprezzabile della tossicità rispetto al trattamento con il solo pembrolizumab.

Da Milano una possibile nuova strada nella cura del melanoma
La sperimentazione non è ancora conclusa e sarà necessario attendere i dati completi, che saranno presentati al Congresso ESMO di ottobre a Madrid. Il follow-up continuerà inoltre per valutare anche la sopravvivenza globale dei pazienti.

La prospettiva, però, è di grande rilievo. Se i risultati saranno confermati, secondo Del Vecchio questo approccio potrebbe diventare un nuovo standard di cura per il trattamento adiuvante dei pazienti con melanoma ad alto rischio.

Ed è proprio questo l’aspetto che rende particolarmente significativa la notizia per il nostro territorio: una delle frontiere più innovative della medicina oncologica mondiale vede Milano non come semplice partecipante, ma come protagonista assoluta. L’esperienza maturata dall’Istituto Nazionale dei Tumori nella ricerca sul melanoma e nella gestione di terapie altamente personalizzate rappresenta oggi uno degli elementi centrali di uno studio che potrebbe contribuire a cambiare, nei prossimi anni, il modo di prevenire il ritorno della malattia.

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