Territorio
Dopo le recenti tragedie anche sul Ticino, Regione Lombardia rilancia i consigli per la sicurezza in acqua.
Con il caldo, un tuffo nel lago o nel fiume può sembrare il modo più semplice per trovare un po’ di refrigerio. Ma proprio le acque interne, spesso apparentemente tranquille, possono nascondere pericoli improvvisi e difficili da valutare. Lo ricordano purtroppo anche le numerose tragedie che hanno segnato questa estate, compresa quella avvenuta domenica scorsa nelle acque del Ticino a Castelletto di Cuggiono, dove ha perso la vita un ragazzo di appena 18 anni.
A richiamare l’attenzione sulla sicurezza è Regione Lombardia che, nella sua “Pillola di salute”, ha raccolto i suggerimenti di Carlo Gionne, allenatore capo Nuoto per Salvamento della Federazione Italiana Nuoto e docente regionale F.I.N.
Un dato restituisce immediatamente la dimensione del problema: nei giorni scorsi, nell’arco di appena tre ore, tra le 17 e le 20, sono state registrate oltre 50 richieste di intervento sui laghi Maggiore e di Como per persone in difficoltà durante il bagno.
Tra i principali rischi ci sono lo shock termico, i cambi improvvisi del fondale, le correnti, la maggiore difficoltà di galleggiamento in acqua dolce e, soprattutto, la tendenza a sopravvalutare le proprie capacità.
Il primo consiglio è tanto semplice quanto importante: chi non sa nuotare deve rimanere in acque basse, senza avventurarsi dove non si tocca. Attenzione anche all’ingresso improvviso in acqua, soprattutto quando il corpo è molto caldo.
Gionne interviene anche su una convinzione molto diffusa: dopo un pasto leggero non è necessariamente obbligatorio attendere le tradizionali tre ore prima di fare il bagno. Più importante è valutare sempre le proprie condizioni fisiche e affrontare l’acqua con prudenza.
Un capitolo fondamentale riguarda invece il soccorso. Vedere una persona in difficoltà può spingere istintivamente a buttarsi in acqua, ma un intervento improvvisato può trasformare un’emergenza in una doppia tragedia.
Prima di intervenire occorre quindi valutare le proprie capacità fisiche e natatorie e, quando possibile, chiedere aiuto a persone più preparate. Se si decide comunque di soccorrere qualcuno, è fondamentale interporre sempre tra sé e la persona in difficoltà un oggetto galleggiante: un salvagente, un materassino o qualsiasi supporto a cui possa aggrapparsi.
Chi sta annegando, infatti, può essere preso dal panico e aggrapparsi con forza al soccorritore, mettendo in pericolo entrambi. «Una persona addestrata e preparata – spiega Gionne – sa come agire nel caso in cui chi chiede aiuto sia colto dal panico».
Le cronache delle ultime settimane mostrano quanto il rischio sia concreto. Sul Lago Maggiore, a Ispra, ha perso la vita un nuotatore esperto di 67 anni; a Ferragosto due ventenni sono morti nel lago di Como, a Tremezzina e Malgrate. A luglio, sempre nel Comasco, un bagno nel lago è stato fatale anche a una bambina di nove anni. E poi la tragedia del Ticino a Cuggiono, ancora una volta monito sulla pericolosità di un fiume che non deve mai essere sottovalutato, anche quando il livello dell’acqua sembra basso.
Massima attenzione, naturalmente, anche per i bambini. «I genitori non devono mai perderli di vista – sottolinea Gionne – perché spesso, quando sono in difficoltà, i più piccoli non riescono nemmeno a gridare o chiedere aiuto, proprio perché terrorizzati».
Regole simili valgono al mare. La bandiera rossa deve essere interpretata come una seria segnalazione di pericolo: indica condizioni critiche e non deve diventare una sfida alle proprie capacità. In questi casi il riferimento principale resta sempre il personale addetto al salvataggio.
Laghi, fiumi e mare possono regalare momenti bellissimi, ma l’acqua richiede rispetto. Prudenza, consapevolezza dei propri limiti e capacità di rinunciare a un tuffo quando le condizioni non sono sicure restano le prime e più importanti forme di prevenzione.