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Salute

Sanità, cresce il ricorso al privato

L’indagine AISI fotografa un peso della spesa privata superiore alla media europea. Aumentano anche le assicurazioni sanitarie, mentre specialistica e diagnostica restano tra i settori in cui i cittadini ricorrono maggiormente alle prestazioni a pagamento.

La sanità privata assume un peso sempre più rilevante nelle scelte degli italiani. Quasi 27 euro ogni 100 spesi per la salute nel nostro Paese arrivano infatti da fonti private, circa sette in più rispetto alla media dell’Unione europea. Un dato che diventa ancora più significativo osservando l’assistenza ambulatoriale, dove soltanto il 58% della spesa è sostenuto attraverso finanziamento pubblico, contro il 77% della media europea.

È quanto emerge da un’indagine di AISI – Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti, realizzata analizzando i dati di OECD, Commissione europea, European Observatory on Health Systems and Policies e IVASS.

La fotografia restituita dallo studio mostra un sistema nel quale il ricorso alle strutture private non rappresenta più un fenomeno occasionale. Accanto al privato accreditato, inserito nella programmazione del Servizio sanitario, cresce infatti l’area della cosiddetta “pura solvenza”, nella quale sono direttamente i cittadini, oppure fondi e assicurazioni, a sostenere i costi di visite, esami e prestazioni.

Sul totale della spesa sanitaria italiana, circa il 24% è rappresentato dai pagamenti diretti delle famiglie, mentre un ulteriore 3% passa attraverso assicurazioni sanitarie volontarie. Quasi nove euro su dieci della componente privata arrivano quindi direttamente dalle tasche dei cittadini.

«Non vogliamo costruire una contrapposizione tra pubblico e privato, perché sarebbe una lettura vecchia e inutile – sottolinea la presidente AISI Karin Saccomanno –. Gli italiani utilizzano il privato in misura rilevante, soprattutto in aree decisive come specialistica, diagnostica e prevenzione».

Proprio visite specialistiche ed esami diagnostici sono tra gli ambiti in cui il fenomeno appare più evidente. Secondo i dati raccolti, i tempi di attesa nel sistema pubblico rappresentano una delle ragioni che possono spingere parte dei pazienti a cercare un accesso più rapido alle prestazioni attraverso strutture private.

Parallelamente cresce anche il mercato delle assicurazioni sanitarie. Nel 2024 la raccolta premi del ramo malattia ha raggiunto i 4,4 miliardi di euro, con un incremento del 12,1% rispetto all’anno precedente. Nei primi nove mesi del 2025 la crescita è proseguita con un ulteriore +12,7%. Quasi la metà dei premi deriva da polizze collettive collegate a fondi sanitari, mentre aumenta anche il peso delle coperture individuali.

Per AISI, numeri di questo tipo impongono una riflessione sul futuro del sistema sanitario italiano. La distinzione tra pubblico, privato accreditato e prestazioni completamente a pagamento rimane fondamentale, ma secondo l’associazione occorre ragionare sulla possibilità di utilizzare meglio tutta la capacità sanitaria disponibile.

«Sostenere una capacità sanitaria già disponibile significa anche aiutare un servizio pubblico sotto pressione», evidenzia il direttore generale Fabio Vivaldi, ricordando come strutture, professionisti, tecnologie e diagnostica presenti nel settore privato possano rappresentare una risorsa complessiva per il Paese.

Il confronto con l’Europa deve naturalmente tenere conto delle profonde differenze tra i diversi sistemi sanitari nazionali, dai modelli assicurativi alle modalità di finanziamento. Il dato di fondo, però, rimane: in Italia la quota di salute finanziata direttamente dai cittadini è sensibilmente superiore alla media europea.

Una tendenza che apre anche il tema dell’equità nell’accesso alle cure. Se da una parte il privato può offrire una risposta più rapida e contribuire ad alleggerire la pressione sul Servizio sanitario nazionale, dall’altra il crescente ricorso alle prestazioni a pagamento pone la questione della capacità delle famiglie di sostenere questi costi. Una sfida destinata ad avere un peso sempre maggiore nel dibattito sulla sanità italiana dei prossimi anni.

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