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Sport

L’Italia dello sport corre, nuota e vince

Dall’atletica al nuoto, dalla ginnastica al tennis: gli azzurri continuano a conquistare l’Europa e il mondo. Birmingham e Parigi confermano una stagione straordinaria.

C’è un’Italia che corre, salta, nuota, si tuffa, vola sugli attrezzi e impugna una racchetta. E, soprattutto, vince. In un’estate che continua a regalare soddisfazioni, lo sport azzurro sta mostrando una profondità e una competitività che ormai difficilmente possono essere considerate episodi isolati.

L’ultima, splendida conferma è arrivata dagli Europei di atletica di Birmingham, conclusi domenica 16 agosto: l’Italia ha chiuso al primo posto nel medagliere con 22 podi, di cui 10 ori, davanti ai padroni di casa della Gran Bretagna. Un risultato che fotografa la crescita di un movimento ormai capace di essere protagonista in tante specialità differenti e non più soltanto affidato alla giornata di grazia di qualche singolo campione.

Da Nadia Battocletti a Larissa Iapichino, da Leonardo Fabbri alle staffette, l’atletica italiana ha costruito negli ultimi anni una nuova normalità: presentarsi ai grandi appuntamenti internazionali per provare a vincere, non semplicemente per partecipare.

E quasi contemporaneamente è arrivata un’altra valanga azzurra dagli Europei delle discipline acquatiche di Parigi. Considerando nuoto, fondo, tuffi, nuoto artistico e high diving, l’Italia ha collezionato 42 medaglie. Nel solo nuoto in vasca sono arrivati 20 podi, più di qualsiasi altra nazionale, e il Championship Trophy, con protagonisti come Simona Quadarella, Nicolò Martinenghi e una straordinaria Sara Curtis, capace anche di firmare il record mondiale dei 50 dorso.

Un movimento che continua a produrre campioni e che trova conferme anche fuori dalla piscina: nel fondo l’Italia ha raccolto sette medaglie, mentre nei tuffi Chiara Pellacani ha scritto una pagina storica conquistando cinque ori nella stessa rassegna continentale.

Poi c’è la ginnastica artistica. A Zagabria le azzurre – da non confondere con le “Farfalle”, soprannome della Nazionale di ginnastica ritmica – hanno ancora una volta dimostrato di appartenere all’élite europea. L’Italia ha conquistato l’argento nella prova a squadre femminile, accompagnato da risultati individuali di grande prestigio, come l’oro di Manila Esposito al corpo libero e i podi di Elisa Iorio e Giulia Perotti alle parallele.

E poi c’è il tennis. Jannik Sinner è numero uno del mondo, a luglio ha conquistato ancora Wimbledon e rappresenta ormai stabilmente uno dei riferimenti assoluti dello sport mondiale. Un campione attorno al quale è cresciuto un movimento italiano che non entra più in campo con il complesso di inferiorità verso nessuno.

Atletica, nuoto, ginnastica, tennis. Discipline diverse, federazioni diverse, storie differenti, ma con alcuni elementi comuni: programmazione, settori giovanili, cultura del lavoro, capacità di aspettare i talenti e accompagnarli nella crescita.

Ed è proprio qui che il paragone con il calcio italiano diventa inevitabile.

Mentre questi ragazzi e queste ragazze conquistano medaglie, record e titoli lontano dai riflettori quotidiani, il nostro sport nazionale continua troppo spesso a discutere di mercato, procuratori, plusvalenze, tatuaggi, social, polemiche arbitrali e personaggi costruiti prima ancora di essere diventati campioni.

Il paradosso è quasi feroce: quella che per decenni è stata considerata la grande scuola del calcio mondiale oggi guarda gli altri sport italiani vincere mentre fatica tremendamente a ritrovare se stessa.

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