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Cuggiono, Cronaca locale, Ossona

Il Ticino non perdona: a Castelletto un’altra giovane vita spezzata nel Fiume Azzurro

Un ragazzo di 18 anni, residente a Ossona, è morto domenica 16 agosto dopo essere entrato nelle acque del Ticino a Cuggiono. È la seconda tragedia nello stesso tratto in poco più di un mese.

Il Ticino sembra quasi innocuo in queste settimane d’estate. Poca acqua, ampie distese di ghiaia che affiorano, spiagge che invitano a fermarsi e cercare refrigerio nelle giornate più calde. È proprio questa immagine apparentemente rassicurante, però, a rischiare di diventare un inganno. Perché il “Fiume Azzurro”, anche quando scorre basso, resta un fiume vero. Con le sue correnti, i cambi improvvisi del fondale, le buche e quei mulinelli che possono trasformare in pochi istanti un pomeriggio di festa in una tragedia.

È quanto accaduto ancora una volta domenica 16 agosto a Castelletto di Cuggiono, nella frequentata zona del Ticino nei pressi del ristorante “Da Bruno”. Un ragazzo di appena 18 anni, di origini egiziane e residente a Ossona, è entrato in acqua nel pomeriggio trovandosi poco dopo in grave difficoltà. Alcune persone presenti sono riuscite a riportarlo a riva e sono immediatamente scattati i soccorsi. Ambulanza, Vigili del Fuoco ed elisoccorso hanno tentato tutto il possibile: il giovane è stato trasportato in condizioni disperate all’ospedale di Legnano, dove purtroppo è morto.

Una cronaca drammatica che colpisce ancora di più perché non è un episodio isolato. Poco più di un mese prima, il 12 luglio, praticamente nella stessa zona, un uomo di circa 60 anni aveva perso la vita dopo essersi immerso nel Ticino durante una giornata trascorsa con familiari e amici. Anche allora erano intervenuti Vigili del Fuoco, sommozzatori e mezzi di soccorso, ma per lui non c’era stato nulla da fare.

Due tragedie in poche settimane, nello stesso tratto di fiume, riportano inevitabilmente l’attenzione su un rischio che chi vive il nostro territorio conosce bene, ma che forse viene ancora troppo facilmente sottovalutato.

Perché poca acqua non significa poca pericolosità. Proprio domenica il livello del Ticino era particolarmente basso, ma questo non impedisce alla corrente di essere forte in alcuni rami del fiume o di concentrarsi improvvisamente in passaggi più profondi. Sotto una superficie apparentemente tranquilla possono esserci fondali irregolari, dislivelli, buche e vortici difficili da percepire dalla riva.

Il Parco del Ticino lo ricorda da tempo: anche le acque che sembrano calme possono nascondere correnti imprevedibili, mentre il fondale può modificarsi rapidamente. I mulinelli rappresentano una delle insidie maggiori e possono mettere in difficoltà anche persone che sanno nuotare bene. L'invito è quindi quello di vivere il fiume, frequentarne le spiagge, i boschi e i sentieri, ma senza sottovalutarlo e rispettando i divieti di balneazione.

Il Ticino è uno dei luoghi più belli e identitari del nostro territorio. È natura, storia, estate, ricordi di intere generazioni. Ma proprio la familiarità con quelle acque non deve trasformarsi in falsa sicurezza. Il fiume non è una piscina, non ha un fondo regolare e non offre punti in cui si possa sapere con certezza cosa accade pochi metri più avanti.

Dopo la tragedia di domenica resta soprattutto il dolore per una vita spezzata a soli 18 anni e per una famiglia che si trova davanti a una perdita impossibile da raccontare. Ma resta anche un monito che, soprattutto nei giorni più caldi, vale la pena ripetere ancora una volta: il Ticino va amato, vissuto e rispettato. Mai sfidato.

(foto da un video di Andrea Azzimonti)

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