Energia & Ambiente
Stop a Tête Rousse e Goûter per il crescente rischio di caduta massi. Le temperature elevate rendono sempre più delicate le condizioni sulle grandi montagne alpine.
Il caldo estremo arriva fin sulle vette più alte delle Alpi e costringe a fermare anche gli alpinisti. Da martedì 11 agosto sono stati chiusi i rifugi Tête Rousse e Goûter, i due principali punti d'appoggio lungo la via normale francese per raggiungere la vetta del Monte Bianco. La decisione è stata assunta dal Comune di Saint-Gervais a causa delle condizioni diventate particolarmente pericolose lungo l'itinerario.
A preoccupare è soprattutto il Couloir dell'Aiguille du Goûter, tratto già normalmente esposto al pericolo di scariche di pietre. La prolungata siccità e le ripetute ondate di caldo hanno aumentato sensibilmente l'instabilità delle rocce, con importanti cadute di massi registrate nel canale. Il Comune francese invita quindi gli alpinisti a rinunciare temporaneamente alla salita, sottolineando come in montagna siano le condizioni naturali a dettare tempi e possibilità.
La chiusura riguarda anche i locali invernali dei rifugi, rendendo di fatto impraticabile nelle condizioni attuali la classica salita dal versante francese.
Quello del Monte Bianco non è però un episodio isolato. Nei giorni scorsi, dopo una grande frana sulla parete sud del Cervino, la Società Guide del Cervino ha sospeso temporaneamente le ascensioni con i propri clienti, sconsigliando la salita anche agli alpinisti autonomi. Anche il Rifugio Marco e Rosa, a 3.609 metri nel massiccio del Bernina, è stato chiuso per le condizioni diventate pericolose sulle vie di accesso a causa del caldo anomalo.
Una serie di provvedimenti che racconta in modo molto concreto quanto l'estate 2026 stia mettendo sotto pressione l'alta montagna. Non si tratta soltanto di temperature elevate nelle vallate: il caldo modifica rapidamente neve, ghiaccio e stabilità delle pareti anche oltre i tremila e quattromila metri, rendendo itinerari conosciuti e frequentati molto più insidiosi.
E in alta quota, ancora una volta, la prima regola resta quella della prudenza: saper rinunciare a una vetta, quando la montagna lo impone, è parte stessa dell'andare in montagna.