Legale
Le opere per abbattere le barriere architettoniche sono tutelate e possono essere bloccate solo se incidono su stabilità o sicurezza.
Fino a che punto un ascensore installato per una persona con disabilità può incidere sui diritti dei vicini prima che se ne possa chiedere la rimozione? La Cassazione, con l’ordinanza n. 16428/2026, è tornata su un tema molto concreto per molti condomini italiani, soprattutto negli edifici più datati, costruiti quando l’accessibilità non era ancora una priorità.
Il caso nasce da un’assemblea condominiale che aveva autorizzato l’installazione di un ascensore per consentire a una condomina disabile di uscire di casa. Un altro condomino si era opposto, sostenendo che l’impianto riducesse la luce di una stanza del suo appartamento e compromettesse l’estetica della facciata. La Corte d’Appello di Milano gli aveva dato ragione, ordinando lo smontaggio dell’ascensore. La Cassazione ha però annullato quella decisione, rinviando il caso a un nuovo giudice.
Il principio è chiaro: quando un ascensore serve a eliminare barriere architettoniche, il giudice non può fermarsi al fatto che l’opera incida sull’estetica del palazzo o riduca in parte la luce di un appartamento. Deve valutare concretamente i diritti in gioco: da un lato, la possibilità della persona disabile di uscire di casa, curarsi e mantenere relazioni sociali; dall’altro, il diritto di proprietà di chi subisce l’intervento. Occorre quindi verificare se vi fossero soluzioni meno invasive e se il danno lamentato sia reale, serio e provato, non solo percepito come fastidio.
La Cassazione ricorda inoltre che, dal 2020, l’art. 2 della legge n. 13/1989 ha rafforzato questa tutela: le opere dirette ad abbattere le barriere architettoniche non possono essere considerate interventi secondari o sacrificabili con facilità. Possono essere impedite solo quando incidano davvero sulla stabilità o sulla sicurezza dell’edificio. Le altre obiezioni – estetica, vincoli paesaggistici, minori riduzioni di luce – devono essere valutate con rigore e possono prevalere solo in presenza di un pregiudizio grave e dimostrato.
Il tema è tutt’altro che teorico. Con una popolazione che invecchia e un patrimonio edilizio spesso privo di ascensori, i conflitti condominiali su accessibilità e barriere architettoniche sono destinati ad aumentare. La pronuncia offre un criterio utile: chi si oppone a un ascensore necessario a una persona disabile deve provare un pregiudizio serio e concreto, non un semplice disagio estetico. In questi casi, una consulenza legale mirata può aiutare a trovare un equilibrio corretto tra diritti individuali, proprietà e bisogno di accessibilità.