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Coldiretti lancia l’allarme: afa, nubifragi, grandinate e tempeste di vento stanno mettendo sotto pressione città, campagne e allevamenti. “Serve passare dall’emergenza alla programmazione”.
Un giugno segnato dal caldo record, ma anche da nubifragi, grandinate, tempeste di vento e violenti temporali. Un mese che conferma, ancora una volta, quanto gli effetti dei cambiamenti climatici stiano diventando sempre più evidenti anche nei nostri territori.
Secondo un’analisi di Coldiretti Lombardia, elaborata sulla base delle segnalazioni Eswd, dei circa 700 eventi estremi registrati in Italia nel mese di giugno, uno su quattro si è verificato proprio in Lombardia. Un dato significativo, che arriva mentre sulla regione è atteso il passaggio di un nuovo fronte perturbato, con la Protezione Civile che ha diramato un’allerta arancione per rischio temporali in diverse aree del territorio per la giornata di mercoledì 1 luglio.
I numeri, sottolinea Coldiretti, evidenziano l’impatto sempre più pesante delle anomalie climatiche: giornate di afa intensa e temperature elevate si alternano a improvvisi fenomeni temporaleschi, spesso concentrati nelle ore pomeridiane o serali. Rovesci violenti, forti raffiche di vento e grandinate colpiscono sia le città sia le campagne, con l’effetto paradossale di vedere, in poche ore, il passaggio dai bollini rossi per il caldo alle allerte meteo per il maltempo.
Temporali violenti e vere e proprie bombe d’acqua, però, non rappresentano una soluzione al problema della siccità. Perché la pioggia possa essere davvero utile alle campagne, spiegano da Coldiretti, deve essere regolare, prolungata e di intensità moderata. Le precipitazioni intense, al contrario, rischiano di aggravare la situazione: il terreno non riesce ad assorbire rapidamente l’acqua, che scorre in superficie aumentando il rischio di frane, smottamenti e dissesto idrogeologico.
Una criticità ulteriore per un’agricoltura già messa a dura prova dalle temperature record che stanno interessando il Bacino del Po. A risentirne maggiormente sono le coltivazioni di cereali, pomodori e ortaggi, ma anche i pascoli e gli allevamenti. L’afa, infatti, provoca un calo della produzione di latte e un aumento dei costi fino al 30% per la refrigerazione del prodotto e per il raffrescamento delle stalle, tra nebulizzatori, doccette e ventilatori.
Negli ultimi quattro anni, ricorda Coldiretti, gli effetti dei cambiamenti climatici hanno causato danni diretti e indiretti all’agricoltura italiana per oltre 20 miliardi di euro, tra siccità e alluvioni. Una situazione che si inserisce in un quadro già fragile, con oltre un quarto del territorio nazionale, pari al 28%, a rischio degrado e desertificazione anche a causa della ridotta disponibilità di acqua.
“Anche sui nostri territori – conclude Coldiretti Lombardia – stiamo assistendo a una tendenza alla tropicalizzazione del clima. Per far fronte a questa situazione diventa sempre più strategico passare dalla logica dell’emergenza a quella della programmazione, organizzandosi con interventi strutturali per raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi e renderla disponibile nei momenti di necessità”.
Un appello che chiama in causa istituzioni, territori e mondo produttivo: il clima sta cambiando rapidamente e la risposta non può più essere soltanto emergenziale, ma deve diventare pianificazione, prevenzione e tutela concreta delle comunità e delle campagne.