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Energia & Ambiente

Biogas, il mercato globale corre: vale 115 miliardi entro il 2034

Dagli scarti organici all’energia pulita: il comparto cresce del 105% in dieci anni. L’Europa guida la transizione e l’Italia può giocare un ruolo importante grazie alla filiera agricola e zootecnica.

Il biogas non è più soltanto una prospettiva per il futuro, ma una soluzione concreta già oggi disponibile per accompagnare la transizione energetica. In un contesto internazionale in cui la ricerca di fonti rinnovabili, sicure e sostenibili è sempre più centrale, questo settore si conferma tra quelli in maggiore crescita, spinto dagli investimenti in economia circolare, dalla necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e dalla valorizzazione degli scarti organici.

Secondo una recente ricerca di Fortune Business Insights, il mercato globale del biogas è destinato a più che raddoppiare nel giro di dieci anni: dai 56,10 miliardi di dollari stimati per il 2026 potrebbe arrivare a 114,81 miliardi entro il 2034, con una crescita complessiva del 105%. Numeri che raccontano bene il ruolo sempre più strategico di una tecnologia capace di trasformare residui agricoli, letame animale, rifiuti organici urbani, scarti alimentari e fanghi di depurazione in energia pulita.

A guidare il mercato mondiale è l’Europa, che nel 2025 rappresentava oltre il 71% della quota globale, per un valore di 37,21 miliardi di dollari. Un primato favorito da politiche energetiche già consolidate, da iniziative come il piano REPowerEU e da una filiera del biometano sempre più strutturata. La Germania, con oltre 10.000 impianti attivi e un mercato da 7,57 miliardi di dollari, è oggi il principale produttore al mondo, mentre anche il Regno Unito continua a crescere grazie al Green Gas Support Scheme.

Dentro questo scenario, l’Italia può avere un ruolo di rilievo. La presenza di un comparto agricolo e zootecnico importante, con milioni di bovini e suini e un vasto patrimonio di allevamenti avicoli, mette a disposizione grandi quantità di reflui organici ancora in parte sottoutilizzati. Una risorsa che, se inserita in processi industriali sostenibili, può diventare energia rinnovabile e fertilizzante naturale.

Tra le realtà attive in questo ambito c’è Regardia, azienda impegnata nella circular economy e nello sviluppo del biogas attraverso un modello industriale certificato. La società recupera ex-prodotti alimentari, eccedenze produttive e sottoprodotti agroindustriali, trasformandoli in risorse per due filiere: quella della mangimistica circolare e quella della produzione energetica attraverso la digestione anaerobica.

‘Il biogas rappresenta una delle risposte più concrete alla doppia sfida della decarbonizzazione e dell’indipendenza energetica’, spiega Paolo Fabbricatore, Group CEO di Regardia. ‘Gli allevamenti italiani producono ogni anno grandi quantità di reflui organici che, attraverso processi di digestione anaerobica, possono essere trasformati in energia e fertilizzanti organici’.

Il processo consente infatti di convertire gli scarti organici in biogas, successivamente purificato e immesso in rete come biometano rinnovabile. Il digestato, sottoprodotto della lavorazione, può poi essere reimpiegato in agricoltura come fertilizzante organico, contribuendo a ridurre l’utilizzo di concimi chimici e a chiudere il cerchio della sostenibilità.

Il segmento dei residui e degli scarti organici rappresentava nel 2025 il 77,01% del mercato globale, confermandosi il cuore della crescita del comparto. Sul fronte delle applicazioni, la produzione di energia elettrica resta oggi dominante, con il 55,05% della quota di mercato, ma le prospettive più dinamiche riguardano il biometano per i trasporti, utilizzabile come gas naturale compresso o liquefatto e capace di ridurre in modo significativo le emissioni rispetto ai carburanti tradizionali.

‘Non si tratta di una tecnologia del futuro: è una soluzione disponibile oggi’, sottolinea ancora Fabbricatore. ‘Il suo sviluppo dipenderà anche dalla sostenibilità economica degli impianti e dall’evoluzione delle politiche energetiche europee’.

Nei prossimi anni, dunque, il biogas continuerà a rappresentare uno dei terreni più interessanti della transizione energetica. La sfida sarà dimostrare, anche sul territorio, che la sostenibilità può essere non solo un obiettivo ambientale, ma anche un’opportunità industriale, agricola ed economica: trasformare ciò che era scarto in risorsa, energia e valore condiviso.

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