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Cuggiono, Magnago, Politica

Amministrative, il voto che manca

Il dato dell’affluenza racconta una partecipazione più fragile: a Cuggiono il calo è netto rispetto al 2020, mentre a Magnago il confronto con gli anni precedenti conferma un rapporto sempre più tiepido tra cittadini e urne.

Non c’è solo il risultato elettorale, con i nomi dei nuovi sindaci e la composizione dei futuri Consigli comunali. Le elezioni amministrative di Cuggiono e Magnago consegnano anche un altro dato, meno immediato ma molto significativo: quello dei cittadini che hanno scelto di non andare a votare.

A Cuggiono il segnale è particolarmente evidente. Nel 2020, in occasione delle precedenti elezioni comunali, si erano recati alle urne 4.352 elettori su 6.773, pari al 64,26%. In questa tornata, invece, l’affluenza si è fermata al 50,82%, con 3.511 votanti su 6.909 aventi diritto. In termini concreti significa oltre ottocento votanti in meno, nonostante un corpo elettorale leggermente più ampio. Un calo di oltre tredici punti percentuali che invita inevitabilmente a una riflessione.

Diverso, ma comunque da leggere con attenzione, il caso di Magnago. Rispetto alle amministrative del 2022, quando l’affluenza era stata del 48,37%, il dato definitivo 2026 si è attestato al 49,4%, quindi con una lieve crescita. Ma il confronto con il passato più ampio racconta comunque una partecipazione lontana dai livelli di qualche anno fa: nel 2017 aveva votato il 52,44% degli aventi diritto, mentre nel 2012 si era arrivati al 60,50%.

Il tema, dunque, non è soltanto numerico. Dietro quelle percentuali ci sono cittadini che non si sono riconosciuti nelle proposte in campo, persone forse disilluse, altre semplicemente distanti dalla vita amministrativa, altre ancora convinte che il proprio voto conti poco. Eppure proprio nei Comuni, più che altrove, la politica incide sulla quotidianità: scuole, strade, servizi, manutenzioni, associazioni, sicurezza, ambiente, spazi pubblici.

Il dato di Cuggiono appare come un campanello d’allarme forte. Quasi un elettore su due è rimasto a casa. E anche dove, come a Magnago, il confronto immediato con la tornata precedente non parla di crollo, resta evidente una partecipazione complessivamente fragile, lontana dai numeri di dodici o quattordici anni fa.

Per chi amministrerà, ma anche per chi siederà all’opposizione, la sfida sarà allora doppia: governare bene e, insieme, ricostruire fiducia. Perché la partecipazione non si misura soltanto nel giorno del voto, ma si prepara nel tempo, con ascolto, presenza, chiarezza e capacità di far sentire ogni cittadino parte di una comunità.

Le urne hanno deciso i nuovi equilibri politici. L’astensione, però, ha consegnato un messaggio altrettanto chiaro: una parte importante dei cittadini chiede, anche nel silenzio del non voto, di essere nuovamente coinvolta.

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