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Milano

Il Braciere incanta milanesi e tifosi

Con l’apertura ufficiale dei Giochi, sono diventati simbolo e segno di fratellanza, sport e pace. Il Braciere, con le musiche di Cacciapaglia, sono divenute un'occasione di festa.

Ha attraversato strade, città, paesi, ha scalato le montagne e traghettato laghi sul battello: il lungo viaggio della Fiamma Olimpica, con i tedofori, le emozioni e le suggestioni della carovana, è giunto al suo traguardo la sera del 6 febbraio 2026, in tarda serata, con l’accensione dei due bracieri olimpici: Alberto Tomba e Deborah Compagnoni a Milano (Arco della Pace) e Sofia Goggia a Cortina. Da lì, con l’apertura ufficiale dei Giochi, sono diventati simbolo e segno di fratellanza, sport e pace. A Milano il Braciere è divenuto però qualcosa di più, un nuovo simbolo, dopo l’Albero della Vita di Expo, capace di catalizzare l’attenzione di tutti, milanesi e tifosi, richiamati ad ammirarlo. Ogni sera dalle 18 alle 23, allo scoccare dell’ora, uno spettacolo di cinque minuti tra musica e luci incanta tutti. Domenica 22 si spegnerà per poi riaccendersi dal 6 al 15 marzo per le Paralimpiadi. Ma poi? Cosa succederà? Quando la fiamma si spegnerà e il sipario calerà su Milano Cortina 2026, resterà una domanda che è insieme pratica e simbolica: dove andrà il braciere dell’Arco della Pace? Il sindaco Giuseppe Sala ha indicato una direzione chiara: l’idea è che possa trovare casa in un museo milanese, trasformandosi da scenografia olimpica a patrimonio permanente della città. Perché questo braciere non è stato pensato come un elemento effimero. Nasce da una visione precisa: raccontare l’incontro tra Milano e Cortina, tra innovazione e natura, tra città e montagna. Il progetto porta la firma del team creativo guidato da Marco Balich, con Lida Castelli e Paolo Fantin, ed è stato costruito come una vera scultura cinetica. L’ispirazione affonda nelle radici più profonde dell’identità milanese: i “nodi vinciani”, quegli intrecci geometrici che richiamano il genio di Leonardo da Vinci e il suo legame con la città. Non una citazione estetica, ma un richiamo concettuale: armonia tra ingegno umano e natura, tra osservazione e invenzione, tra passato e futuro. La struttura, realizzata in alluminio aeronautico, è un gigantesco origami meccanico capace di aprirsi e chiudersi in un movimento fluido, quasi respirasse. Oltre duecento punti di snodo e più di mille componenti orchestrano una coreografia che trasforma la materia in gesto. La fiamma, custodita in un cuore di vetro e metallo, è alimentata con sistemi studiati per garantire sicurezza, sostenibilità e minimo impatto ambientale. Anche il colore è frutto di ricerca tecnica, per restituire al pubblico un effetto visivo intenso ma controllato. Non è solo un simbolo sportivo: è un’opera che racconta l’Italia.

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