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Salute

Autismo e comorbidità, cresce la complessità tra i giovani

Sacra Famiglia in prima linea con percorsi personalizzati: “Serve uno sguardo nuovo per accompagnare ragazzi e famiglie”.

L’autismo, oggi, è sempre meno una condizione isolata. A dirlo sono i dati e l’esperienza quotidiana dei Servizi Innovativi per l’autismo di Fondazione Sacra Famiglia, che ogni anno seguono circa 550 persone, in gran parte giovani sotto i 30 anni, grazie al lavoro di 50 operatori specializzati.

Negli ultimi anni, accanto ai disturbi dello spettro autistico, si registra infatti una crescita significativa delle cosiddette “comorbidità”: condizioni che si affiancano all’autismo, come ansia, ADHD, disturbo ossessivo compulsivo e disturbi della personalità. Una complessità crescente che cambia profondamente l’approccio alla cura e richiede percorsi sempre più personalizzati.

“Assistiamo a un aumento non solo dei casi, ma soprattutto delle situazioni complesse – spiega Monica Conti, direttrice dei Servizi Innovativi per l’autismo –. Questo rappresenta una sfida importante per le famiglie, per le persone coinvolte e anche per i professionisti. Sacra Famiglia affronta queste realtà da oltre trent’anni, grazie anche al contributo pionieristico del professor Lucio Moderato. Oggi vediamo numeri in crescita soprattutto nel servizio di counseling dedicato agli under 30”.

Tra le sfide emergenti c’è il fenomeno del “masking”, ovvero il tentativo, da parte di molte persone con autismo, di adattarsi ai comportamenti socialmente accettati nascondendo le proprie difficoltà. Un meccanismo spesso invisibile dall’esterno, ma che comporta un grande dispendio di energie e un forte stress interiore. Riconoscerlo è il primo passo per costruire un percorso terapeutico efficace e autentico.

Accanto a questo, uno degli elementi centrali del metodo adottato dalla Fondazione è il cambio di prospettiva: trasformare quelle che vengono percepite come criticità in risorse. “Molti ragazzi sviluppano interessi molto specifici e profondi – prosegue Conti –. Quello che viene definito ‘iperfocus’ può diventare una competenza, una passione da valorizzare. Se cambiamo sguardo, non vediamo più un limite, ma un talento. Questo ha effetti importanti sull’autostima e sull’inclusione sociale”.

Fondamentale è anche il lavoro sulla comunicazione, per aiutare le persone a esprimere sé stesse in modo autentico e a comprendere meglio gli altri. L’obiettivo non è semplicemente adattarsi alla società, ma raggiungere un reale benessere personale.

“In queste nuove forme di ‘autismo+’ – conclude Conti – non basta l’empatia. È necessario provare davvero a mettersi nei panni di chi vive questa realtà, adottando uno sguardo diverso. È quello che cerchiamo di fare ogni giorno nei nostri servizi”.

Una sfida complessa, ma anche un’opportunità per costruire una società più consapevole, capace di riconoscere e valorizzare le differenze.

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