Salute
Italia tra i primi in Europa per numero di medici ma in forte carenza di infermieri: un disequilibrio che pesa su conti e qualità delle cure.
Non una crisi improvvisa, ma un cedimento progressivo e strutturale che rischia di mettere in difficoltà l’intero sistema. È questo il quadro che emerge dal report presentato dal sindacato Nursing Up sullo stato del Servizio sanitario nazionale, definito senza mezzi termini come un sistema avviato verso un “default silenzioso”.
Un’espressione forte, che fotografa una realtà fatta di inefficienze diffuse e carenze di personale assistenziale che, pur senza clamore, producono effetti concreti sulla qualità delle cure e sulla sostenibilità economica. “Non è una crisi improvvisa, è un pericoloso cedimento strutturale: il sistema sta collassando sotto il peso delle sue inefficienze”, ha dichiarato il presidente nazionale Antonio De Palma.
Al centro dell’analisi c’è un nodo ben preciso: il modello “medico centrico” su cui si regge ancora oggi la sanità italiana. Un’impostazione che, secondo il report, non è più sostenibile e che porta a un utilizzo non ottimale delle risorse professionali, con conseguenze dirette sui costi.
I numeri aiutano a comprendere meglio la portata del problema. L’Italia, infatti, si colloca tra i Paesi europei con la più alta densità di medici: circa 5,4 ogni 1.000 abitanti, ben al di sopra della media OCSE e di quella dell’Unione Europea. Sul fronte infermieristico, invece, il dato si ribalta: tra 6,2 e 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, che scendono ulteriormente nel solo settore pubblico.
Un divario che diventa ancora più evidente se si guarda al rapporto tra infermieri e medici. Nei principali sistemi europei si registrano in media oltre due infermieri per ogni medico, mentre in Italia il rapporto si ferma tra 1,3 e 1,5, tra i più bassi del continente.
Una sproporzione che non è solo numerica, ma organizzativa. Significa, infatti, che molte attività che potrebbero essere gestite da personale infermieristico vengono affidate a medici, con un aumento dei costi e una minore efficienza complessiva del sistema.
Il risultato è un circolo vizioso: più spesa, meno flessibilità e una capacità ridotta di rispondere in modo tempestivo ai bisogni dei cittadini. Da qui l’appello lanciato da Nursing Up alla politica: ripensare il modello sanitario, investendo maggiormente sulle professioni infermieristiche e su una distribuzione più equilibrata delle competenze.
Una sfida che riguarda non solo il futuro del sistema sanitario, ma anche la qualità della vita delle persone, chiamate ogni giorno a confrontarsi con servizi essenziali che devono restare accessibili, efficienti e sostenibili.