Sociale, Milano
Sulle terrazze della Cattedrale la meditazione del Soul Festival tra poesia, musica e silenzio.
C’è un momento, prima che la città si rimetta in moto, in cui tutto sembra sospeso. È lì, tra le guglie del Duomo illuminate da una luce ancora incerta, che si è svolta una delle iniziative più suggestive del “Soul Festival di Spiritualità”: “L’aurora sulla città”.
Un’alba condivisa da tanti, arrivati già nel buio per salire sulla Terrazza centrale e lasciarsi accompagnare da musica, parole e riflessione. Al centro, la meditazione dell’Arcivescovo Mario Delpini, che ha consegnato alla città un’immagine forte e concreta: ‘Ecco di cosa abbiamo bisogno: un manuale per la resistenza’.
Una parola – “resistere” – ripetuta più volte, quasi a volerla incidere nella vita quotidiana di ciascuno: ‘Resistere nel cuore della città, nelle complicazioni, nella frenesia delle giornate. Resistere nella vita, nell’amore, nell’accoglienza della verità, nella speranza, nella fraternità’.
L’atmosfera, sospesa tra notte e giorno, ha reso ancora più intensa l’esperienza. ‘Il mistero si rivela all’inizio del giorno: questo significa che si può sempre rincominciare’, ha spiegato Aurelio Mottola, tra i curatori del Festival, richiamando il tema di quest’anno: “Mistero, il canto del mondo”. Un invito a guardare la realtà con occhi nuovi, anche nella complessità del presente.
La meditazione si è intrecciata con letture di grande intensità, affidate alla voce dell’attore Lino Guanciale. Parole che hanno attraversato autori e sensibilità diverse, da Wisława Szymborska a Walt Whitman, da Martin Buber a Cesare Zavattini, restituendo uno sguardo capace di tenere insieme umano e divino, fragilità e bellezza.
E proprio dentro questa trama di significati si inserisce l’appello dell’Arcivescovo, che non è un invito alla chiusura, ma alla profondità: ‘Quando ti dicono che sei solo una macchina, quando il miracolo sembra ridursi a logiche economiche, tu resisti. Continua a guardarti dentro con occhi semplici e a commuoverti per l’amore che vivi’.
Una resistenza che non è fatta di durezza, ma di stupore. ‘Continua a riconoscere che c’è un volto che ti sorride e un amore che ti salva, che sotto i tuoi occhi c’è il miracolo di una vita che nasce, di un bambino che gioca… E tu resisti, resisti nello stupore’.
Parole che, mentre Milano si risveglia e riprende il suo ritmo veloce, restano come un seme. Un invito semplice e potente: non smettere di cercare il senso, anche – e soprattutto – nelle pieghe della quotidianità.
(Foto di Andrea Cherchi)