Magenta, Sociale
L'Arcivescovo di Milano Mario Delpini al refettorio di Magenta per un anniversario che racconta una storia di servizio e fiducia condivisa.
C’è un’immagine che resterà impressa nella memoria di molti: quella di Mario Delpini che attraversa la soglia del refettorio dell’associazione Non di solo pane, a Magenta, accolto da volontari e soci con emozione autentica. Non una visita formale, ma un incontro semplice e carico di significato, nel cuore di una realtà che negli anni è diventata punto di riferimento per tante persone del territorio.
L’occasione è stata l’anniversario dell’associazione, un momento di festa che ha assunto il sapore della gratitudine. Attorno ai tavoli, tra piatti serviti e sorrisi discreti, si è respirato il senso profondo di una storia costruita giorno dopo giorno, fatta di gesti concreti e presenza costante. Il Vescovo ha voluto condividere questo tempo con chi, spesso lontano dai riflettori, rende possibile un servizio prezioso per la comunità.
Non sono mancati i ricordi delle origini. Un pensiero particolare è andato ai soci fondatori, a chi per primo ha creduto che un’idea potesse trasformarsi in qualcosa di stabile e duraturo. Da intuizione a progetto, da progetto a realtà viva: un percorso che ha saputo coniugare organizzazione e cuore, capacità operativa e attenzione alle persone. In quel “sogno che diventa segno” si condensa il senso di un cammino che continua a rinnovarsi.
L’anniversario, così, non è stato solo una tappa celebrativa. È stato soprattutto uno sguardo condiviso sul valore della solidarietà, sulla forza di una comunità che si stringe attorno a chi è più fragile, sulla responsabilità di custodire e far crescere quanto è stato costruito. La presenza dell’Arcivescovo ha rappresentato un incoraggiamento ulteriore: un invito a perseverare, a non perdere lo slancio iniziale, a continuare a fare del refettorio un luogo di incontro e dignità.
A Magenta, in una sala che ogni giorno accoglie storie diverse, si è rinnovata la consapevolezza che la carità non è solo assistenza, ma relazione. E che, quando una comunità sceglie di mettersi insieme per servire, può davvero lasciare un segno che va oltre il tempo di una festa.