Territorio, Scuola
Situazioni diverse tra loro, ma accomunate da un dato di fondo: edifici datati che necessitano di manutenzioni strutturali costanti e investimenti programmati nel tempo.
Giubbotti indossati durante le lezioni, aule chiuse, controsoffitti danneggiati e impianti di riscaldamento non sempre funzionanti. La protesta degli studenti dell’Istituto Giuseppe Torno di Castano Primo ha riportato al centro dell’attenzione un tema che da troppo tempo attraversa le scuole superiori del territorio: la manutenzione degli edifici. Nei giorni scorsi i ragazzi sono scesi in cortile per denunciare condizioni ritenute non adeguate alla quotidianità scolastica. Una mobilitazione che ha trovato eco anche in sede istituzionale, con interrogazioni presentate in Città Metropolitana per chiedere chiarimenti sulle verifiche tecniche effettuate, sugli interventi programmati e sulle risorse disponibili. Il caso del “Torno” però non appare isolato. Negli ultimi mesi criticità simili sono emerse anche al Liceo Salvatore Quasimodo di Magenta e all’Istituto Agrario Marcora di Inveruno. Situazioni diverse tra loro, ma accomunate da un dato di fondo: edifici datati che necessitano di manutenzioni strutturali costanti e investimenti programmati nel tempo. Il diritto allo studio non si esaurisce nei programmi didattici o nell’impegno di docenti e studenti. Passa anche – e in modo molto concreto – dalla qualità degli spazi in cui si studia. Aule sicure, ambienti riscaldati, soffitti e impianti in ordine non sono un “di più”, ma la base su cui costruire una scuola che guarda al futuro. Al di là delle appartenenze politiche e delle polemiche, la vicenda invita a una riflessione più ampia: l’Alto Milanese ha poli scolastici importanti, frequentati ogni giorno da centinaia di ragazzi provenienti da decine di Comuni. Strutture che rappresentano un patrimonio educativo e sociale per l’intero territorio e che, proprio per questo, meritano una programmazione seria e continuativa. La voce degli studenti, in questo caso, non è soltanto una protesta ma un richiamo alla responsabilità collettiva. Perché investire nella manutenzione delle scuole non significa inseguire l’emergenza, ma scegliere di mettere al centro i giovani e il loro diritto a crescere in ambienti dignitosi, sicuri e accoglienti.