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Turbigo

“L’odio non serve a niente…"

Non una cerimonia formale, ma un momento partecipato e carico di significato, pensato per ricordare che libertà, dignità della persona e pace non sono mai conquiste definitive.

C’è un luogo, a Turbigo, che invita al silenzio prima ancora che alle parole. È il Giardino della Memoria, davanti al cimitero comunale, inaugurato lo scorso anno, e diventato questa mattina il cuore della commemorazione per il Giorno della Memoria.

A fare da filo conduttore all’iniziativa, una frase semplice e potentissima di Padre Massimiliano Kolbe, oggi incisa anche sulla targa del Giardino: “L’odio non serve a niente… solo l’Amore crea!”. Parole che racchiudono il senso più autentico di questa giornata: ricordare tutte le vittime dell’Olocausto e, in particolare, i cittadini turbighesi deportati nei campi di sterminio nazisti.

Non una cerimonia formale, ma un momento partecipato e carico di significato, pensato per ricordare che libertà, dignità della persona e pace non sono mai conquiste definitive, ma valori da custodire e difendere ogni giorno. Perché la memoria non è soltanto uno sguardo al passato, ma una scelta quotidiana sul futuro che vogliamo costruire.

Protagonisti dell’incontro sono stati soprattutto i più giovani. Gli studenti delle classi terze della Scuola Secondaria di Primo Grado, gli alunni delle classi quinte della Scuola Primaria e il Consiglio dei Ragazzi, guidato dal sindaco Sebastiano, hanno dato voce alla memoria con pensieri, riflessioni e letture intense, capaci di parlare al cuore di tutta la comunità.

Un ringraziamento è andato ai docenti, per il lavoro educativo che ogni giorno permette alle nuove generazioni di comprendere una delle pagine più tragiche della storia, e al maestro Alessandro Tanzini, che ha accompagnato il momento del Silenzio, rendendolo ancora più profondo. Presenti anche le associazioni del territorio e numerosi cittadini, in un abbraccio collettivo fatto di rispetto e consapevolezza.

Perché ricordare, oggi più che mai, non significa solo commemorare. Significa assumersi una responsabilità: nelle parole che usiamo, nei gesti quotidiani, nelle scelte come comunità. E continuare a ripetersi, insieme, che l’odio non costruisce nulla. Solo l’amore, davvero, crea.

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