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sabato 24 giugno 2017 | ore 19:14

Le regole di gioco e di vita

Un doppio incontro a Busto Garolfo, il 4 e l'11 maggio, con don Gino Rigoldi e Ivan Cordoba. Organizzati dall'associazione sportiva 'La Rete' e rivolto ai giovani.
Busto Garolfo - L'ex difensore dell'Inter Ivan Cordoba durante l'incontro

Due vite completamente differenti. Un presente e un passato molto diversi, ma entrambi accomunati da quel rispetto delle regole che da sempre è uno dei loro capisaldi. Da una parte don Gino Rigoldi (cappellano del carcere minorile Beccaria), quindi Ivan Cordoba (ex difensore dell'Inter), eccoli prima l'uno e poi l'altro, ospiti d'eccezione degli incontri organizzati nei giorni scorsi a Busto Garolfo dall'associazione sportiva 'La Rete' e che proprio sul tema della legalità erano incentrati. Inserito nell'ambito del progetto 'Le regole del gioco, il gioco delle regole: scuola, sport, cultura della legalità', il doppio appuntamento (promosso in collaborazione con il Centro Azzurro, con il supporto della BCC e il patrocinio del CSI e del Comune) è stato un'importante occasione di riflessione, confronto e condivisione tra chi è più grandi con i giovani e viceversa. Si è cominciato, allora, il 4 maggio, appunto con don Gino Rigoldi: Busto Garolfo - Don Gino Rigoldi alcune delle risposte dei ragazzi, circa il 10%, ci deve portare ad analizzare sul fatto che forse qualche correttivo a livello educativo deve essere fatto. Per alcuni, infatti, è legale fumare cannabis, insultare le persone, copiare a scuola oppure altri comportamenti poco in linea con il concetto di legalità. Contemporaneamente, però, il 90% di loro sembra aver recepito il concetto del rispetto delle regole... "Quando un giovane trova un adulto che si mette a dialogare con lui, che lo ascolta, in questi casi la maggior parte dei problemi sono risolti - ha dichiarato lo stesso don Rigoldi". Quindi, come detto, la settimana successiva (nello specifico l'11 maggio) è stata, invece, la volta Ivan Cordoba e con lui ci si è soffermati sulle regole in ambito sportivo. Circa il 50% dei ragazzi non conosce il concetto di fair play e vede nell'allenatore la figura che dovrebbe insegnare l'educzione nello sport. "Nell'anno del triplete - ha spiegato l’ex difensore nerazzurro - come giocatori avevamo adottato un codice di regole che valesse sia sul campo sia fuori e questo ha determinato una forte coesione del gruppo favorendo il raggiungimento di quegli straordinari obiettivi. Rispettare le persone, le regole, la famiglia e la società sono le basi fondamentali tanto per un atleta quanto nella quotidianità". "Un ringraziamento speciale a queste due figure che ci sono venute a trovare e che ci hanno portato la loro grande esperienza - ha concluso il presidente de 'La Rete', Emilio Crespi - Come associazione operiamo in un quartiere dove il problema dell'integrazione è all'ordine del giorno. Il punto di unione è il calcio e il campo di via Pascoli a Busto Garolfo è diventato un luogo di gioco e condivisione. Crediamo, infatti, che una società sportiva debba riconoscersi come agenzia educativa pronta a fare dell'accoglienza verso tutti una regola di gioco. Seguendo, allora, questa convinzione abbiamo promosso all'interno delle scuole Medie cittadine un questionario sulla legalità per capire cosa sanno i giovani e come si rapportano al tema. Domande semplice e anche banali, ma fondamentali per arrivare a definire un quadro di riferimento dal quale partire per trasmettere il valore principale della legalità alle nuove generazioni. E, alla fine, i risultati dei questionari sono stati appunto presentati durante le due serate, analizzandoli e parlandone con don Gino Rigoldi e Ivan Cordoba".